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mercoledì 8 ottobre 2014

Le squadre migliori rubano sempre



Perché? 

Perché passano nell’area di rigore avversaria il quadruplo del tempo rispetto ai propri avversari.


E hanno quindi il quadruplo in più di possibilità dei propri avversari di trarre in inganno i poveri arbitri!


#finoallafineforzajuventus




domenica 24 agosto 2014

Il ruolo del numero 1 alla Juventus



Gigi Buffon, professione portiere. Il migliore. 36 anni all’anagrafe.

Per quanti anni ancora avremo il piacere di poter contare su di lui?


E’ importante preparare il terreno all’addio di Buffon. La Juventus in tal senso si è già mossa piuttosto bene. Mettendo sotto contratto prima il promettente Nicola Leali (estate 2012), poi girato in prestito per due anni in Serie B tra Lanciano e Spezia e che quest’anno verrà testato in Serie A dal neopromosso Cesena e poi Vincenzo Fiorillo (lo scorso gennaio), che quest’anno si cimenterà a Pescara, in cadetteria. 


La speranza è che entro un paio di anni, uno dei due sia pronto e maturo per vestire quella maglia n. 1 che alla Juventus è stata portata da immensi campioni. Basti pensare che negli ultimi 42 anni è stata vestita solo da 5 calciatori! Dino Zoff dal 1972 al 1983, Stefano Tacconi dal 1983 al 1992, Angelo Peruzzi dal 1991 al 1999, Edwin Van der Sar dal 1999 al 2001 e Gianluigi Buffon dal 2001.


Insomma, se escludiamo la breve (e sciagurata) parentesi dell’olandese, che prima e dopo l’esperienza torinese si è rivelato comunque un portiere di assoluto livello, possiamo dire che abbiamo avuto la fortuna (e la bravura) di aver annoverato nelle nostre rose mediamente un unico estremo difensore per un decennio! Qualcosa di assolutamente eccezionale! 


Perché se vuoi essere il n. 1 della Juventus devi essere il miglior portiere in circolazione del campionato italiano, devi avere doti da leader, da trascinatore e molto probabilmente nel corso della carriera avrai l’onore di vestire la fascia di Capitano della più gloriosa squadra italiana. E vincerai tanti trofei, più di quanti ne potresti vincere con qualsiasi altra squadra della Serie A. 


Insomma, sei pronto SIMONE SCUFFET?!

Zoff e Buffon (da gazzetta.it)

giovedì 31 luglio 2014

Fine prestito: perché alcuni si e altri no?




Vorrei sapere con quale logica alcuni “fine prestito” vengono convocati per l’inizio della preparazione estiva e altri no. Nel caso della Juventus, hanno iniziato la preparazione fin dal primo giorno Sørensen, Motta, Marrone, Spinazzola, Buchel e Liviero. Con De Ceglie che si è aggregato dopo qualche giorno. 


Altri, nella fattispecie Ziegler, Troisi, Pasquato, Castiglia, Josipovic, Diagné e Fausto Rossi sono invece rimasti a guardare. Capisco se fossero tutti stati prossimi alla cessione, ma dal momento che sono passati 18 giorni dall’inizio degli allenamenti mi chiedo come mai, non uno, ma due tecnici come Conte e Allegri, non abbiano voluto testare ad esempio un ragazzo talentuoso come Fausto Rossi per valutarlo in ottica di una sua possibile permanenza in rosa. 


Rossi, ventiquattrenne reduce da una stagione esaltante in prestito terra iberica al Real Valladolid, condita da prestazioni importanti e solide e persino da una rete al Barcellona, a mio modo di vedere non meritava questo trattamento. 


Siamo così sicuri che valga meno di Pereyra, che fra un anno sarà costato alla Juventus la bellezza di 16 milioni di euro?!

F. Rossi con la maglia del Valladolid


(Immagine tratta da macanbola.com)





mercoledì 30 luglio 2014

Quando Patrice Evra giocava nel Marsala



Molto spesso, quando al Bar Sport si parla di “Miracolo calcistico” si prende ad esempio la storia di Moreno Torricelli, magazziniere di giorno e calciatore della Caratese nei weekend. Acquistato dalla Juventus di Giovanni Trapattoni, diventò una colonna della difesa bianconera di quella Juve invincibile, con Marcello Lippi al timone.
Ma anche la storia di Patrice Evra, neoacquisto della Juventus, che alla veneranda età di 33 anni torna a vestire una maglia del nostro campionato ha dell’incredibile. Già, torna. Perché pochi lo sanno (io ricordo solo il nome sull’Almanacco Panini, che all’epoca studiavo a memoria!), ma Evra ha già giocato in Italia. Nel Monza e nel Marsala. 


Estate 1998: un ragazzino francese di colore, originario del Senegal, arriva nella calura della città siciliana. Una scommessa. D’altra parte a 17 anni sarebbe difficile definirla in maniera differente. Il Marsala è una piccola squadra neopromossa in C1, dopo due salvezze consecutive ai playout in C2. In città c’è grande entusiasmo ed Evra ben presto si guadagna il suo spazio. Al Municipale Agostino Lombardo Angotta, mai avrebbero comunque pensato che questo esile e velocissimo ragazzino, qualche anno dopo avrebbe alzato un titolo dopo l’altro (tra cui 1 Champions League e ben 5 campionati inglesi) e indossato per 62 volte la maglia della nazionale transalpina. Termina la stagione con 24 presenze e 3 goal, regalando la salvezza agli azzurri.


In estate firma un contratto con il Monza, salendo di categoria. Ma non va altrettanto bene. 3 presenze soltanto per il giovane Evra. I brianzoli se ne disfano pensando ad un pacco e Patrice, nell’estate del 2000, torna in patria, a Nizza, in Ligue 2. La stessa estate in cui il Marsala, dopo essere mestamente retrocesso in C2, fallisce per dissesto finanziario. 


Poi l'ascesa: il Monaco, con la finale di Champions del 2004 e il trasferimento milionario allo United. Il resto è storia nota a tutti.
Oggi il Marsala “sguazza” felice nell’Eccellenza regionale sicula, nella speranza che pian piano riconquisti palcoscenici più gratificanti. Gli avversari infatti, non sono più Palermo, Ascoli, Avellino o Ancona ma Pro Favara, Leonfortese e Sancataldese. 


Di sicuro c’è che quando i “Torricelli” di turno incontrano il Marsala, sanno che vanno ad affrontare la squadra in cui giocò Patrice Evra!


#BienvenuePatrice

giovedì 29 maggio 2014

Heysel: per non dimenticare

29 anni fa. 
29 maggio 1985: strage dell'Heysel

Per non dimenticare:




giovedì 22 maggio 2014

22 maggio 1996

Oggi è il 22 maggio. Una data qualsiasi? No! 18 anni fa all'Olimpico di Roma, Gianluca Vialli alzava al cielo la Coppa dei Campioni, la seconda della storia della Juventus. Da quel momento altre tre finali disputate. Tutte perse. 

Diciotto anni fa il calcio italiano veleggiava ai massimi vertici dell'Europa. Milan e Juventus erano sempre in agguato per guadagnarsi un posto in finale. Inter, Lazio e Parma giocavano la Coppa Uefa per vincerla. Non certo con le riserve come si usa fare oggi. 

Anche essendo dotati di grande ottimismo, è difficile pensare nel breve periodo ad una nuova ascesa delle italiane verso la vetta delle competizioni Uefa. La Juventus è di sicuro l'unica attrezzata per tentare l'impresa.

Nel frattempo riviviamo quella magica notte romana!

 

 

 


martedì 13 maggio 2014

Conte o non Conte?



In questi giorni di attesa per il futuro prossimo della Juventus, sto cercando di immaginarmi una squadra senza Antonio Conte al timone. E non riesco a pensarla al vertice.

Quando nel maggio del 2011 venne annunciato come nuovo allenatore della Juventus, penso di essere stato uno dei pochi a non essere soddisfatto. Non perché non avesse un curriculum interessante (appena vinto il campionato di B con il Siena e un’altra promozione un paio di stagioni prima con il Bari), ma perché non ritenevo opportuno affidare la panchina ad un ex Capitano, troppo amato da alcune frange della tifoseria organizzata. Una posizione forse un po’ “scomoda” per assumere la guida tecnica del club. Oggi, dopo tre anni e tre scudetti consecutivi, non posso fare altro che recitare il “mea culpa”. In quel maggio del 2011, dopo la sciagurata stagione di Del Neri, forse anche peggio di quella precedente targata Ferrara-Zaccheroni, non avevo capito che Antonio Conte era si un ex Capitano,  ma lo era stato della Juventus di Lippi, quella degli innumerevoli scudetti e delle quattro finali di Champions League. In quel periodo era nato il Conte allenatore che conosciamo oggi. Uno con la mentalità vincente.

In questo momento di incertezza (credo più sua che della Società), io mi auguro che rimanga. Dopo tre scudetti è normale che tifosi, società, calciatori, e Conte stesso vogliano la Champions. Il rischio è quello di chiudere un ciclo, non per limiti di età, ma per mancanza di motivazioni a giocare solo in Italia senza avere (quasi) nessun avversario. Ma è anche giusto affermare che, anche con l’acquisizione di un altro Top Player, un Carlitos Tevez per intenderci, non possiamo garantirci di colmare il gap con i Top Club europei.

Quello di cui però sono sicuro, e per questo spero nella conferma del nostro tecnico, è che qualora ci fosse anche solo una possibilità di seguire nella stagione 2014/15, le orme del Borussia Dortmund o dell’Atletico Madrid, sarebbe con Antonio Conte in panchina. E nessun altro.